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Drawings

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They say...
 
 
Non era mai accaduto: nella storia dell'arte nessuno aveva mai eseguito una acquaforte che spazia a 360 gradi. Si tratta di una grandiosa veduta panoramica di Roma (cent. 530X56) eseguita magistralmente da Niké Borghese. Una veduta che è, insieme, poetica e realistica, sintetica e analitica, ma soprattutto affascinante: tanto da meritare una singolarissima posizione di spicco in quel diorama dei più eminenti vedutisti italiani che va dal Canaletto al Guardi per la pittura, ed al Piranesi per le acqueforti romane.
 
Ma, al pari di Giambattista Piranesi, Niké Borghese non è romana: è nata a Nizza. Figlia di un diplomatico, ha vissuto a lungo in Australia, in Gran Bretagna, in Francia, in Asia prima di insediarsi definitivamente nel cuore di Roma, a Palazzo Borghese, con una duplice àncora, quella nuziale e quella artistica.
 
Controcorrente
Per esprimere la sua vocazione artistica, Niké Borghese ha scelto soprattutto l'itinerario più arduo, e più inconsueto per una donna: quello dell'acquaforte e dell'acquatinta, ovvero creazioni che implicano un impegno particolarmente duro e riflessivo.
E' certo molto più facile lavorare con il cavalletto anziché con i punteruoli. Con gli oli e con gli acquerelli anziché con l'acido nitrico o con il percloruro di ferro (ma va ricordato che, parallelamente alle incisioni, Niké Borghese è anche una deliziosa e struggente pittrice “olio su tela”).
 
Le incisioni romane
Le acqueforti e le acquetinte di ispirazione romana (visceralmente romana) costituiscono un filone peculiare nella vasta produzione dell'artista, e sono ormai da considerarsi come un corpus essenziale nell'ambito del “vedutismo d'autore” imperniato sulla città eterna.
Stile inconfondibile, purissimo. Perfezione prospettic. Ottica puntigliosa e, nel contempo, svincolata da ogni pur illustre interpretazione grafica precedente: sia per quanto concerne il taglio sia per quanto concerne la vivace disinvoltura delle presenze umane.
 
Distacco e partecipazione.
E' così che in queste incantevoli incisioni di cui Roma è protagonista convivono, integrandosi, due anime: quella eterna e quella caduca. Il respiro di un passato millenario e gli effimeri personaggi del tempo che passa. Come ha scritto Angelo della Torre, ecco una artista da collocarsi tra i grandi interpreti della romanità.
 
Non solo Roma
Niké Borghese ha già al suo attivo una trentina di personali in tre continenti, ed ha certo i titoli per essere ormai considerata vestale artistica dellacittà eterna. Ma la sua fervida attività non si impernia solo su Roma e sull'arte incisoria.
La sua identità è inconfondibile e forte anche negli oli su tela. La sua tavolozza pittorica è imparzialmente ricca di cultura mitica, di rigore compositivo, di forte originalità concettuale. Comune denominatore: una armonia onirica, con l'orecchio spesso teso all'arcano linguaggio dell'Acqua.
 
Così accade per la Torre della Signoria che si specchia enigmatica sul selciato piovoso; o per il meditabondo Narciso che si specchia nel fiume Cèfiso; o per la soave Aretùsa che è raffigurata al centro di un melodioso vortice liquido; o per l'antico ponticello spezzato sul torrente della mitica città di Ninfa.
Non sono numerose le grandi artiste figurative presenti in Italia: ma la polidèrica Niké Borghese è certo da annoverarsi tra loro.
 
 
Paola Francesca Natale
dalla rivista "Pragmatica", gennaio 2008
 
 
 
 
 
THE MAGICAL ROMAN ETCHINGS OF NIKÉ BORGHESE
 
by Paola Francesca Natale
 
Never has it happened before: in the whole history of art, no one has ever produced a 360-degree etching. This masterly, grandiose panoramic view of Rome (530x56 cm) is the work of Niké Borghese. The panorama is simultaneously poetic and realistic, synthetic and analytical, but above all, fascinating: so fascinating that it deserves a distinctive place among the most eminent Italian landscape artists, from Canaletto to Guardi for painting and to Piranesi for etchings of Rome.
 
Like Giambattista Piranesi, Niké Borghese is not Roman: she was born at Nice, France. A diplomat’s daughter, she spent many years in Australia, England, France and Asia before finally settling in the heart of Rome, at Palazzo Borghese, with a twofold anchor, her marriage and her art.
 
Against the stream. To express her artistic vocation, Niké Borghese has chosen a particularly arduous medium, and a rather unusual one for a woman: etchings and aquatints, involving a particularly hard and reflective commitment.
 
It is much easier to work with an easel than with metal sheets, with a brush rather than an etching needle, with oils and watercolours rather than nitric acid or iron perchloride (but it should also be noted that, in parallel with her engravings, Niké Borghese is also a delightful and tormenting painter in oils).
 
Her Roman etchings.  Her (heartfelt) Rome-inspired etchings and aquatints form a peculiar trend in this artist’s vast production and should really be considered an essential part of the masterly range of cityscapes whose subject is the Eternal City.
An unmistakable, extremely pure style. Perfect perspective. Punctilious optics, at the same time unrelated to any illustrious graphic forerunner, with regard both to the size and vivacious naturalness of any human portrayal.
Detachment and participation: two souls, the eternal and the ephemeral, living together and completing each other, in these enchanting engravings of which Rome is the protagonist. The breath of thousands of years of history, plus the fleeting characters of passing time. As Angelo della Torre says, here is an artist that ranks “among the great interpreters of the Roman spirit”.
 
Not only Rome. Niké Borghese already has to her credit about thirty one-man-shows on three continents, and her reputation certainly makes her a worthy vestal artist of the Eternal City. But her fervid activity does not hinge only on Rome and on the art of engraving.
 
Her identity is also strong and unmistakable in her oil paintings. Her palette is impartially enriched with mythical culture, compositional precision, and great conceptual originality. The common denominator is an oneiric harmony, with an ear oft tending to the arcane language of Water.
 
Thus we see the Torre della Signoria enigmatically looking at its reflection on the wet cobblestones; or the rapt Narcissus looking at his reflection in the River Cefiso; or the sweet Arethusa portrayed in the middle of a melodious liquid vortex; or the ancient broken bridge over the stream of the mythical town of Ninfa. There are not many great figurative artists in Italy, but the versatile and cultured Niké Borghese must certainly be numbered among them.
 
(Translation by Ken Hurry)
 
 
 
La visione "Borghese"
 
Di Lavinia Lais
 
Le arti sono l'imitazione della natura in ciò che di più bello e di più perfetto essa ha; un sentimento naturale all'uomo lo attrae verso lo stesso oggetto. Non è soltanto deliziando gli occhi che i monumenti delle arti hanno raggiunto questo scopo, è penetrando nell'animo, e facendo sulla mente una impressione profonda, simile alla realtà ... Bisogna dunque che l'artista abbia studiato ogni molla del cuore umano, bisogna che abbia una grande conoscenza della natura, in una parola bisogna che sia un filosofo... (J. L, David).
 
La città diventa un cantiere a cielo aperto, il passato viene (ris)coperto di nuovo. Non a caso definita "artista dell'impalcatura", Niké Borghese si diverte a rivivere la classicità dei monumenti in chiave contemporanea non rinunciando tuttavia ad omaggiare i loro artefici, come ad esempio, nel quadro ad olio Grazie Michelangelo.
Nella serie delle acqueforti, alla maniera di Piranesi, aggiunge nuove dimensioni alle rovine di Roma, grazie a una precisa e accurata scelta degli scorci e ad un consapevole uso delle luci e delle ombre: le colonne del Tempio di Vesta emergono grandiose attraverso una intenzionale sproporzione tra l'architettura e le figure circostanti che ci restituiscono una visione più umana della storia.
L'artista non esclude infatti dalle sue riprese la descrizione 'colorata' dei personaggi che animano le piazze, le fontane e gli scorci lagunari. È con grande sensibilità e maestria che Niké Borghese sfrutta le capacità tecniche dell'acquaforte, scoperta dai primi anni '90 e da allora mai più abbandonata, tanto da dichiararsene 'schiava'.
Negli olii invece la presenza umana è ridotta al minimo per lasciare spazio agli effetti di luce e colore. La visione si fa più intima e privata; gli stessi soggetti delle acqueforti si caricano di significati magici e misteriosi.
In quadri come Riflesso della Signoria o Capri la materia pittorica si fa più densa e nervosa, la visione si fa più allucinata e distorta. lasciando spazio ad influenze riconducibili all'opera di Dalì e Bacon. Frutto del suo lavoro en plein air è la serie dedicata a Ninfa (giardini e rovine nella campagna laziale); dove l'artista ci restituisce un paesaggio atemporale carico di toni favolistici e arcadici, memore di un passato lontano e irraggiungibile. Ed è proprio dal mito che Niké Borghese trova molti dei suoi soggetti pittorici: sono di grande effetto i giochi di luce realizzati in composizioni come Narciso e Aretusa dove l'acqua viene usata come specchio 'ansioso' della favola.
La visione di Niké Borghese è una visione emozionante, è il sentimento umano che attribuisce un senso all'ambiente naturale e che ne suscita una reazione passionale.
La natura non come il riflesso del creatore nell'immagine del creato, ma come l'ambiente del teatro della vita.
 
 
 
Riflessi di uno specchio magico
 
Di Egidio Maria Eleuteri
 
Alla ricerca del tempo perduto, così potrebbe apparire la pittura di Niké Borghese, in realtà non si tratta di una "recherche" ma piuttosto di un recupero di luoghi, monumenti piazze immagini, paesaggi e quanto latro appartiene generalmente a quelle che comunemente si definiscono "Le radici".
 
 
Sono dipinti che nascono dall'esigenza di vivere il recupero di paesaggi, dei luoghi, di una campagna romana, non come copie ma come narrazioni od ampie notazioni che prendono lo spunto da quelle particolari emozioni che Niké Borgherse ha percepito istintivamente e le ha ritrasmesse in opere che non sono ripetizioni tipiche di artisti del passato ma di poetici racconti mediati dalla creatività della nostra artista.
In alcuni suoi quadri si possono osservare monumenti e vestigia di un passato remoto, testimonianza perenne della grandiosità della nostra civiltà e riportati alla visione dell'osservatore in una atmosfera contemporanea fatta di impalcature, tubolari, gabbie (il mondo attuale) che ingabbiano il passato, non per proteggerlo, nasconderlo e dare una immagine di decadenza o di finito, quasi scomparso; ma per vivificarlo in un esaltazione di riconoscimento che l'attuale presente fa passato. Queste impalcature sono il segno del tempo attuale che, necessariamente con rispetto, presenta il suo passato.
I racconti su Ninfa vivono in un'atmosfera unica e che ci trasporta immediatamente in un mondo che rispecchia quel vivefare fatto di lunghe camminate, di giornate trascorse in campagna, o nei monti e stagni vicino Roma, per osservare i colori dell'iride che vivono in tante differenziazioni nella flora, gli accesi colori dei tramonti, la semplicità di un albero, un viottolo scosceso, i resti di una costruzione romana nascosta dalla natura, pozze d'acqua dove bevono gli animali, il clamore assordante dei grilli, e delle cicale, le veloci apparizioni delle lucciole oggi scomparse, quegli odori di una campagna in cui ormai irreversibilmente ne abbiano perse le tracce, e l'estrema bellezza di una meditazione osservando un meraviglio, argenteo disco lunare che illumina quei tratti di una campagna le cui ombre scontornate da una fugace ebbrezza di luce sembra quasi scorgere delle leggere, confuse tracce dei nostri avi che dominarono il mondo allora sconosciuto.
Una particolare attenzione meritano le sue acqueforti. In queste opere traspare quel senso di maestosità e grandezza tipico dei Piranesi, prevale inconsapevolmente quel senso dell'assoluto che pochissimi artisti riescono a dare. In queste incisioni il linguaggio artistico di Niké Borghese è di una immediatezza assoluta poiché riporta immagini, angoli, siti, Vestigia anche suoni in cui è assente l'umanità passata, ma che in quei luoghi visse ed operò, e che la Borghese, quasi magicamente, fa percepire all'osservatore che ancora vi si aggiri in una atmosfera irreale. E proprio in questa atmosfera che Niké Borghese coglie la luce del ricordo e riporta nei suoi lavori ciò che resta di que mondo permeandoli con una tecnica dove sogno e realtà si confondono con una sottile vena di nostalgia per un periodo, un vivere, un mondo che mai più ritornerà.
La pittura di Niké Borghese può apparire semplice, quasi lineare, di stampo classico, ma nella realtà essa non rappresenta il modesto racconto del quotidiano, ma il recupero del senso della storia.
 
di Angelo Gabbanini
 
 
 
"Le incisioni di Niké Arrighi non hanno bisogno di commenti, perché parlano da sole. Si sente la presenza di un'anima che fa vivere tutta la scena."
Angelo Gabbanini, Maestro Stampatore "A.G. Grafica D'Arte", Roma
 
 
 
Da The Financial Times
"L'originalità della sua technica mi fa sentire l'anima di Roma..."
William Packer, Art critic of The Financial Times
 
 
 
"Piranesi in Lambretta..."
The Independent, London 1992

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