Dicono di me

Piranesi in Lambretta…” The Independent, London 1992

“L’originalità della sua technica mi fa sentire l’anima di Roma…”
William Packer, Art critic of The Financial Times

“Le incisioni di Niké Arrighi non hanno bisogno di commenti, perché parlano da sole. Si sente la presenza di un’anima che fa vivere tutta la scena.”
Angelo Gabbanini, Maestro Stampatore “A.G. Grafica D’Arte”, Roma

 

RIFLESSI IN UNO SPECCHIO MAGICO

 

Alla ricerca del tempo perduto, così potrebbe apparire la pittura di Niké Borghese, in realtà non si tratta di una “recherche” ma piuttosto di un recupero di luoghi, monumenti piazze immagini, paesaggi e quanto latro appartiene generalmente a quelle che comunemente si definiscono “Le radici”.

Sono dipinti che nascono dall’esigenza di vivere il recupero di paesaggi, dei luoghi, di una campagna romana, non come copie ma come narrazioni od ampie notazioni che prendono lo spunto da quelle particolari emozioni che Niké Borgherse ha percepito istintivamente e le ha ritrasmesse in opere che non sono ripetizioni tipiche di artisti del passato ma di poetici racconti mediati dalla creatività della nostra artista.
In alcuni suoi quadri si possono osservare monumenti e vestigia di un passato remoto, testimonianza perenne della grandiosità della nostra civiltà e riportati alla visione dell’osservatore in una atmosfera contemporanea fatta di impalcature, tubolari, gabbie (il mondo attuale) che ingabbiano il passato, non per proteggerlo, nasconderlo e dare una immagine di decadenza o di finito, quasi scomparso;
ma per vivificarlo in un esaltazione di riconoscimento che l’attuale presente fa passato.
Queste impalcature sono il segno del tempo attuale che, necessariamente con rispetto, presenta il suo passato.

I racconti su Ninfa vivono in un’atmosfera unica e che ci trasporta immediatamente in un mondo che rispecchia quel vivefare fatto di lunghe camminate, di giornate trascorse in campagna, o nei monti e stagni vicino Roma, per osservare i colori dell’iride che vivono in tante differenziazioni nella flora, gli accesi colori dei tramonti, la semplicità di un albero, un viottolo scosceso, i resti di una costruzione romana nascosta dalla natura, pozze d’acqua dove bevono gli animali, il clamore assordante dei grilli, e delle cicale, le veloci apparizioni delle lucciole oggi scomparse, quegli odori di una campagna in cui ormai irreversibilmente ne abbiano perse le tracce, e l’estrema bellezza di una meditazione osservando un meraviglio, argenteo disco lunare che illumina quei tratti di una campagna le cui ombre scontornate da una fugace ebbrezza di luce sembra quasi scorgere delle leggere, confuse tracce dei nostri avi che dominarono il mondo allora sconosciuto.

Una particolare attenzione meritano le sue acqueforti. In queste opere traspare quel senso di maestosità e grandezza tipico dei Piranesi, prevale inconsapevolmente quel senso dell’assoluto che pochissimi artisti riescono a dare. In queste incisioni il linguaggio artistico di Niké Borghese è di una immediatezza assoluta poiché riporta immagini, angoli, siti, Vestigia anche suoni in cui è assente l’umanità passata, ma che in quei luoghi visse ed operò, e che la Borghese, quasi magicamente, fa percepire all’osservatore che ancora vi si aggiri in una atmosfera irreale.
E proprio in questa atmosfera che Niké Borghese coglie la luce del ricordo e riporta nei suoi lavori ciò che resta di que mondo permeandoli con una tecnica dove sogno e realtà si confondono con una sottile vena di nostalgia per un periodo, un vivere, un mondo che mai più ritornerà.
La pittura di Niké Borghese può apparire semplice, quasi lineare, di stampo classico, ma nella realtà essa non rappresenta il modesto racconto del quotidiano, ma il recupero del senso della storia.

 

Egidio Maria Eleuteri

 

LA “VISIONE” BORGHESE

Le arti sono l’imitazione della natura in ciò che di più bello e di più perfetto essa ha; un sentimento naturale all’uomo lo attrae verso lo stesso oggetto. Non è soltanto deliziando gli occhi che i monumenti delle arti hanno raggiunto questo scopo, è penetrando nell’animo, e facendo sulla mente una impressione profonda, simile alla realtà … Bisogna dunque che l’artista abbia studiato ogni molla del cuore umano, bisogna che abbia una grande conoscenza della natura, in una parola bisogna che sia un filosofo… (J. L, David).

La città diventa un cantiere a cielo aperto, il passato viene (ris)coperto di nuovo. Non a caso definita “artista dell’impalcatura”, Niké Borghese si diverte a rivivere la classicità dei monumenti in chiave contemporanea non rinunciando tuttavia ad omaggiare i loro artefici, come ad esempio, nel quadro ad olio Grazie Michelangelo.
Nella serie delle acqueforti, alla maniera di Piranesi, aggiunge nuove dimensioni alle rovine di Roma, grazie a una precisa e accurata scelta degli scorci e ad un consapevole uso delle luci e delle ombre: le colonne del Tempio di Vesta emergono grandiose attraverso una intenzionale sproporzione tra l’architettura e le figure circostanti che ci restituiscono una visione più umana della storia.

L’artista non esclude infatti dalle sue riprese la descrizione ‘colorata’ dei personaggi che animano le piazze, le fontane e gli scorci lagunari. È con grande sensibilità e maestria che Niké Borghese sfrutta le capacità tecniche dell’acquaforte, scoperta dai primi anni ‘90 e da allora mai più abbandonata, tanto da dichiararsene ’schiava’.

Negli olii invece la presenza umana è ridotta al minimo per lasciare spazio agli effetti di luce e colore. La visione si fa più intima e privata; gli stessi soggetti delle acqueforti si caricano di significati magici e misteriosi.

In quadri come Riflesso della Signoria o Capri la materia pittorica si fa più densa e nervosa, la visione si fa più allucinata e distorta. lasciando spazio ad influenze riconducibili all’opera di Dalì e Bacon.
Frutto del suo lavoro en plein air è la serie dedicata a Ninfa (giardini e rovine nella campagna laziale); dove l’artista ci restituisce un paesaggio atemporale carico di toni favolistici e arcadici, memore di un passato lontano e irraggiungibile.
Ed è proprio dal mito che Niké Borghese trova molti dei suoi soggetti pittorici: sono di grande effetto i giochi di luce realizzati in composizioni come Narciso e Aretusa dove l’acqua viene usata come specchio ‘ansioso’ della favola.
La visione di Niké Borghese è una visione emozionante, è il sentimento umano che attribuisce un senso all’ambiente naturale e che ne suscita una reazione passionale.

La natura non come il riflesso del creatore nell’immagine del creato, ma come l’ambiente del teatro della vita.

 

Lavinia Lais